La lettura è immortalità all'indietro

Pubblicato il
30/3/26
Psicoterapia

Due scrittori, Eco e Pennac, due sguardi diversi che abbracciano lo stesso mondo, quello dei libri, tra i più sconfinati e recentemente anche rivalutati. Sarà perché si avvicina l'estate, stagione in cui ci si concede qualche lettura in più, o perché la pandemia e i recenti lockdown hanno messo un freno alla frenesia della quotidianità che tanto ci tiene lontani dalle pagine di un buon libro. O forse anche perché i libri accompagnano la vita fin dal concepimento, o dal pensiero di esso.

Si pensi ai libri sulla gravidanza e sulla maternità e poi a quelli per la prima infanzia. Ai pop-up, ad esempio, o a quelli che riproducono i suoni della natura, i versi degli animali o le melodie più dolci. Ai libri sensoriali: sfogliandoli, tatto e vista vengono stimolati da forme, colori, superfici lisce, morbide, ruvide o pelose. E ancora, ai libri delle fiabe e delle favole della buona notte: attraverso di essi si instaura quella vicinanza affettiva che lega mamma e bimbo o chi altro si occupa di lui, come nonni, baby-sitter o educatori. A qualsiasi età, il libro suscita emozioni, induce alla scoperta e favorisce la condivisione.

Interessante, oltre alla storia che narra o al tema che tratta, è anche il formato nel quale il libro è pubblicato. Se cartaceo, invita ad apprezzarne la grana della carta e il profumo, diversi da editore a editore e da collana a collana. Tanto che esistono lettori, particolarmente sensibili e allenati, capaci, usando solo tatto e olfatto, di distinguerli per casa editrice.

Se invece la pubblicazione è in formato elettronico, si aprono numerose altre possibilità: dalla ricerca di un termine nel dizionario contenuto nel dispositivo in cui è archiviato, alla verifica della progressione della lettura, espressa in punti percentuali. Da non sottovalutare poi la possibilità che nel medesimo dispositivo possano essere archiviati centinaia di altri titoli, disponibili sempre e ovunque con un click e a costi inferiori rispetto a quelli tradizionali.

Dal noir al fantasy, dalla saggistica alla biografia, dal romanzo storico alla distopia, passando per la silloge e l'epistolario, i libri possono essere suddivisi in generi molto diversi tra loro. Una pluralità che fa da eco a quella ancora più vasta delle personalità e dei bisogni dei lettori. Esigenze che variano a seconda dello specifico momento o fase della vita. Proprio l'incontro con il libro apre al lettore la possibilità di vivere, scoprire, ritrovare ciò di cui ha bisogno.

Esattamente come sosteneva Umberto Eco: il libro permette al lettore di proiettarsi in tante altre vite, di immaginarsi nei panni dei protagonisti, di calarsi in luoghi, tempi e dimensioni che altrimenti gli sarebbero preclusi. Consente quell'evasione dalla realtà, della quale però il libro è figlio, e dalla quale ha attinto suggestioni e individuato potenzialità narrative. È questa osmosi tra realtà e narrazione che fa sì che il libro rappresenti ciò che il lettore sta cercando e ciò che lo incuriosisce. È il ritrovamento all'esterno di qualcosa che il lettore stava cercando dentro di sé.

Daniel Pennac, rispetto ai libri e alla lettura, ha invece pensato a un decalogo di diritti fondamentali del lettore: il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, e ovunque, di farlo ad alta voce, il diritto al bovarismo, di spizzicare e di tacere. Una sorta di carta costituzionale a cui ognuno ha diritto di fare appello per salvaguardare il proprio personale rapporto con i libri.

Un diverso modo di leggere è costituito dagli audiolibri. Fior fiore di interpreti e di attori stanno prestando la propria voce ad autori recenti e della tradizione. Basti pensare alla Commedia: nel settimo centenario della morte di Dante è un moltiplicarsi di letture in radio, televisione e podcast. Attraverso l'ascolto di un audiolibro, da un movimento attivo, identificato da "io leggo", si passa a un movimento passivo: "l'altro legge per me". È la rivoluzione del digitale: una grande risorsa che però delega a qualcun altro il piacere di trovare il tono e il ritmo della lettura. Non è più il lettore che dà vita al libro, modulandolo secondo il proprio sentire, ma è un adattarsi alla voce scelta e interpretata da terzi.

L'audiolibro può significare il bisogno di tornare alle origini, all'infanzia. È come se diventasse una sorta di mamma buona che legge la storia al proprio bambino-lettore. Ma è pure una possibilità ghiotta, che spesso consente al "lettore" di dedicarsi a qualcosa di poco impegnativo mentre ascolta. È la soluzione giusta in un'epoca in cui la super efficienza è vissuta come un valore. Un tempo in cui non ci si può fermare nemmeno per leggere, quasi fosse un lusso che contrasta con l'idea di performance perenne. A rimetterci, però, è il piacere di ritagliarsi un tempo tutto per sé con un buon compagno di viaggio.